CICLO OPERA DA CAMERA
Venerdì 13 Marzo 2015 alle ore 20.30, nella Sala Titta Ruffo al Teatro di Pisa.
Aleksander S. Dargomyžskij
IL CONVITATO DI PIETRA
Opera in tre atti e quattro quadri, dalla ‘piccola tragedia’ omonima di Aleksandr Puškin
cast in fase di definizione
Regia Lorenzo Maria Mucci
Pianista Roberto Moretti
Ancora il mito di Don Giovanni, questa volta nella declinazione che il compositore russo Aleksandr Sergeevič Dargomyžškij (Governatorato di Tula 1813 – Pietroburgo 1869) compose seguendo fedelmente, nel libretto, con alcune livissime modifiche di lieve entità, il testo teatrale microdramma omonimo compreso nellePiccole tragedie di Aleksandr Sergeevič Puškin.
Considerato il capolavoro di Dargomyžškij (che già con la precedente sua opera di successo, Rusalka, anch’essa tratta Puškin, venne unanimemente considerato il maestro spirituale del Gruppo pietroburghese dei giovani musicisti o ‘dei cinque’), Il Convitato di Pietra rimase incompiuto alla morte dell’autore: completato da Cesar Kjui e orchestrato da Nikolaij Rimskij-Korsakov, andò per la prima volta in scena al Teatro Mariinskij di Pietroburgo il 16 febbraio 1872.Una ‘prima’ che suscitò molto scalpore, dividendo la critica tra chi si schierò apertamente contro le soluzioni musicali di Dargomyžškij e chi sostenne l’importanza della nuova ‘opera-dramma’, dove parola e musica hanno cioè uguale peso. Tra il 1898 e il 1903 Rimskij-Korsakov riprese l’orchestrazione, riscrivendo la scena del duello, l’aria di Don Žuan “Kogda b ja byl bezumec” (‘Se fossi un folle’) e aggiungendo il preludio, che riprende alcuni temi dell’opera. Nella nuova redazione, considerata oggi quella definitiva, l’opera andò in scena al teatro Bol’šoj di Mosca il 19 dicembre 1906.
Due sono i temi dominanti della ‘piccola tragedia’ puškiniana: la morte e l’amore. La morte accompagna il protagonista a ogni passo, ma è l’amore a condurre l’azione: prima quello leggero, spensierato per Laura, poi l’amore autentico, per la prima volta totale e profondo, non basato solo sulla smania di seduzione, per Donna Anna. Puškin modifica i ruoli tradizionali (Donna Anna qui è moglie e non figlia, come in Mozart, del Commendatore, il Commendatore è invitato qui a fare la guardia, non a cena) per rendere ancora più evidente la novità della sua invenzione poetica: Don Žuan muore proprio quando, per la prima volta, si innamora, quando, per la prima volta, è coinvolto sentimentalmente e non solo sessualmente da una donna.
A Donna Anna chiede solo un bacio «freddo, casto» e nulla più. Il testo puškiniano è limpido, asciutto, stringato, privo di eccessi verbali, di ridondanze romantiche: nella sua musica Dargomyžškij cerca quella stessa trasparenza e concisione che dominano i versi del Convitato, ottenendo ciò che Kjui definì ‘recitativo melodico’ o ‘cantato’. Le battute del testo non sono mai lunghe: così nell’opera mancano vere e proprie arie, se si eccettuano (nella seconda scena del primo atto) quella brevissima di Don Carlos e le due canzoni di Laura (“Odelas’ tumanon Grenada”, ‘Granada si è ammantata di nebbia’, e “Ja zdes’, Inezil’ja” ‘Sono qui, Inezil’ja’), inventata da Dargomyžškij, là dove Puškin indica, con laconica didascalia, «canta».
Informazioni
Web www.teatrodipisa.pi.it
Luogo: Via Palestro, Pisa, Pisa

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