Lo spettacolo "Fascino dell'Idiozia" si terrà al Festival Volterrateatro, presso il Teatro San Pietro di Volterra - Pisa - alle ore 18.30 e 19.30 di sabato 31 luglio.
Il Fascino dell'Idiozia, fin dal suo debutto ha ricevuto un'ottima attenzione da parte di pubblico e operatori di settore, ed è stato invitato a partecipare a festival italiani e stranieri.
Il progetto è stato selezionato tra i finalisti per il premio di produzione Equilibrio Roma 2009 all'Auditorium Parco della Musica di Roma, diretto da G.B. Corsetti. Lo spettacolo è stato finalista al Bando Mondo 2010 di Forlì, selezionato per l'EXPLO' 2009/2010 del GDA (Giovane Danza d'Autore), finalista all'AICC 2010 in Danimarca (Aarhus International Choreography Competition) e vincitore del premio come miglior spettacolo al Teatarfest 2010 di Sarajevo.
Cos’è che colpisce nel Goya delle Pitture Nere?
Cosa rimane impresso nella mente distanziandosene? Che sapore si ferma in
bocca?
Un’indagine sulle atmosfere che abitano le Pitture Nere di Goya, restituite sulla scena attraverso la luce, il suono e il movimento. Un lavoro sulla percezione costretta dalla menomazione dei sensi. La stessa che Goya visse in seguito alla malattia che lo condusse progressivamente alla sordità, durante la quale creò le Pitture Nere. I corpi sono concessi allo sguardo per sottrazione, strappati al buio, al silenzio e all’immobilità.
Il fascino per Goya e per le Pitture Nere è il fascino per l’idiozia, idiozia nel suo significato etimologico: la visione del mondo come universo personale, anzi privato e inafferrabile e quindi incompreso, ovvero considerato fuori dalla normalità, dalla socialità, strano, idiota.
E l’idiozia del Goya delle Pitture Nere è addensata dalla sua sordità, che lo costringe ad un ripiegamento più profondo su se stesso e i propri tormenti. La dimensione intima dell’uomo, Goya la traduce nello Spazio che non-è-definito, che non-è-descritto, è una sorta di non-luogo, che sfugge in zone d’ombra, in zone oscure e da cui i corpi sembrano uscire come da una massa densa.
Bisogna abituarsi all’oscurità per vedere più a fondo, e intuire presenze che non si colgono ad un primo osservare. La luce non è mai diffusa, chiara, non rivela mai i corpi per quello che sono, ma li maschera con l’oscurità.
E questa oscurità ha un suono.
Sono Pitture sonore dipinte da un idiota sordo.
Le Pitture Nere, dipinte quasi due secoli fa, ostentano tuttavia il loro essere fortemente attuali: un uomo, un pittore, alienato dal mondo che lo circonda, ossessionato dalle guerre e dai giochi di potere di cui è stato attore e testimone, che trova nella propria arte il modo per dar sfogo alla sua impotenza e ai suoi tormenti, cosciente dell’indifferenza del mondo e dell’oscenità dell’animo umano.
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